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"Un assassinio in cattedrale"

Thomas Becket
Un assassinio in cattedrale

La drammaturgia oggi presentata si ispira a “Assassinio nella Cattedrale“ dramma teatrale poetico scritto da T. S. Eliot.
È ispirato ad un fatto storicamente accaduto: l'assassinio dell'Arcivescovo Thomas Becket nel 1170 nella Cattedrale di Canterbury. Eliot si basò molto, per stilare la sua opera, nel 1935, sugli scritti di Edward Grim, testimone oculare dell'evento.

Il dramma - che ha forti connotazioni di opposizione ai sistemi di regime autoritario - fu scritto nell'epoca in cui il fascismo cominciava a prendere campo nell'Europa centrale. In questa luce, è stato visto come critica al regime nazista, specie in chiave di sovversione rispetto agli ideali della chiesa cattolica.

La prima rappresentazione dell'opera teatrale andò in scena nel luogo in cui avvennero realmente i fatti narrati: la Cattedrale di Canterbury.

Argomento del dramma è la contrapposizione fra potere civile e potere spirituale; ciò è stato indicato dalla critica come punto essenziale di lettura del dramma teatrale.

L'azione del dramma si svolge tra il 2 dicembre e il 29 dicembre 1170, registrando cronologicamente gli eventi dei giorni che portarono al martirio di Thomas Becket, dopo la sua assenza nei sette anni precedenti trascorsi in Francia.

L'opera teatrale è in due parti separate, divise da un interludio. La prima parte è ambientata nella sala dell'arcivescovo ed ha inizio il 2 dicembre 1170. Si apre con un coro di voci, premonitore di eventi violenti. Il coro svolge, sullo stile del coro del teatro greco antico, un ruolo chiave all'interno del dramma, e muta durante lo svolgimento del dramma, in maniera tale da sottolinearne e giuntarne le differenti fasi.

All’inizio, alcuni personaggi irrompono in scena riflettendo sull'assenza di Becket e sul pericolo derivante dalla crescita del potere temporale della monarchia mentre un araldo annuncia l'arrivo di Becket. L'arcivescovo svolge a sua volta una riflessione sul martirio al quale sa di andare incontro, che accetta con fatale rassegnazione. Sulla scena fanno poi la loro comparsa i tentatori, figure demoniache che rammentano quelle che tentarono il Cristo (vedi Tentazione di Cristo), pronti a dargli suggerimenti su come resistere al potere del re e salvarsi, sia pure dalla gloria del martirio. L'atto chiude sulla risposta di diniego di Becket il quale sa ormai quale sia la strada da percorrere.

L'interludio è costituito da un sermone dell'arcivescovo tenuto la mattina di Natale dell'anno 1170. È un discorso erudito sul valore spirituale di questo giorno, di gioia e tristezza insieme che la cristianità dedica ai suoi martiri. Ripropone, quindi, attraverso il gesto scenico, le considerazioni di Becket riguardo il martirio. Alla fine del sermone annuncia ai fedeli, con accento di fatalità, che entro breve tempo essi potrebbero averne uno in più da ricordare.

La seconda parte del dramma ha luogo sia nella sala dell'arcivescovo che nella cattedrale. È il 29 dicembre 1170. L'atto è maggiormente realistico, rispetto al primo, riguardo i dettagli esplicativi e la parte dialogata può essere vista come un dramma di stile moderno.

Quattro cavalieri giungono con informazioni urgenti da parte del re. I cavalieri hanno udito il re esprimere il suo disappunto rispetto a Becket, interpretando tale disappunto come un ordine per ucciderlo. Lo accusano di tradimento, ma egli dichiara la sua lealtà invitandoli ad accusarlo pubblicamente. Becket viene inizialmente sottratto alla furia dei cavalieri dai sacerdoti che gli suggeriscono di fuggire e mettersi in salvo. Becket rifiuta.

Alla partenza dei cavalieri, Becket ribadisce di essere disposto a morire. Il coro accompagna con il suo mesto canto la scena, preannunciando il tragico finale. Becket è nella cattedrale, quando i cavalieri fanno la loro irruzione, uccidendolo. Il dramma si chiude sui versi espressi dai cavalieri che, giustificando la loro azione, spiegano come l'uccisione fu giusta e dettata dalla necessità di impedire alla Chiesa di minare la stabilità del potere dello Stato.

Rappresentazioni
La prima rappresentazione del dramma si è avuta il 15 giugno 1935 nella Sala Capitolare della Cattedrale di Canterbury. L'attore Robert Spraight interpretò il ruolo di Becket. La rappresentazione fu poi trasferita a Londra dove rimase in scena diversi mesi.
Il lavoro di Eliot, entrato stabilmente nel repertorio di molte compagnie teatrali di tutto il mondo, ha fornito lo spunto per adattamenti per il cinema e per l'opera lirica come pure per la sacra rappresentazione oggi presentata.
Nel 1964 è stato girato un film in cui si narra la medesima storia pur basandosi su un altro testo, quello del drammaturgo francese Jean Anouilh.
Il compositore italiano Ildebrando Pizzetti si è ispirato al dramma di Eliot per musicare una sua opera di grande successo, Assassinio nella cattedrale appunto.


Nel testo di Pierre Aubé “Thomas Becket” (edizione Jaca Book), mons. Inos Biffi cita Raymonde Foreville: “Il dramma del 29 dicembre 1170 nella Cattedrale di Canterbury ha così profondamente segnato, per la posterità, la figura di Tommaso Becket, che nonostante il passare dei secoli, ha continuato ad appassionare gli animi. Essa ha suscitato polemiche e controversie; ha trattenuto e trattiene ancora l’attenzione degli storici; ha suscitato e suscita ancora ai nostri giorni dei miti letterari; ha ispirato molte opere d’arte e dato luogo a un culto assai presto diffuso sino ai confini della cristianità medievale”.


La terribile vicenda dell’assassinio di Becket trova in Lombardia un’eco notevole, testimoniata dalla presenza nella Basilica di San Giorgio di alcune reliquie della mandibola del santo, dell’altare del Duomo di Como a lui dedicato e altre reliquie custodite nella Cappella del Vescovo.
E’ una diffusione importante in quanto coinvolge non solo l’area comasco ma anche l’ alto lago  con la Chiesa a lui dedicata a Corenno Plinio.

(testo di Italo Gomez)