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"Conoscere le Chiese "

Chiesa di San Donnino
La chiesa di San Donnino presenta un avancorponeoclassico ma è intuibile la sobria facciata originaria.
Di origine antica, ma rifatta tra secondo eterzo decennio del Seicento, presenta una strutturaa navata unica con cappelle laterali.
La primadi sinistra venne decorata a partire dal 1630, conl'altare di Francesco Rusca, l'ornamento in marmi,l'Adorazione dei pastori, gli stucchi di GiovaniBattista Barberini e gli affreschi del Bustino. Laseconda cappella di sinistra, del Crocefisso, vennerealizzata dai Bianchi di Moltrasio dal 1617 al1620, ai quali si deve l'ornamento in stucco, mentreDomenico Caresana eseguiva dal 1619 al 1620gli affreschi.
La seconda di destra, della Vergine, èqualificata da un ciclo di tele e affreschi diGiovanni Mauro della Rovere il Fiammenghinodatati 1620.
La prima di destra è totale frutto dirifacimenti dal 178: la pala originaria si trova orain sacrestia.
Il presbiterio è dominato dalla grandemacchina settecentesca dell'altare; a destra, sotto ilvetro, S. Teresa d'Avila di Federico Bianchi.
Nell'insieme quindi San Donnino si presenta condue percorsi paralleli: una coerente evoluzionemanieristica dal Caresana al Fiammenghino; e ilromanismo promosso dai Volpi e oggi intuibilesoprattutto dalle citazioni algardiane del Barberini

Chiesa di Santa Cecilia
La chiesa fu costruita dal 1573, affidando l'appaltoall'architetto Bernardo Folla da Osteno (localitàitaliana sul Lago di Lugano), lo stesso architettoche fu successivamente impegnato nel sopralzodella Torre Maggiore di Pavia (1583).
L' ubicazionedella nuova chiesa dovette essere scelta infunzione scenografica, in asse con la Contrada deiRatti, come fondale dei percorsi processionali cittadini.
La chiesa era "doppia" in attuazione dellenorme tridentine: la chiesa "interna", riservata allemonache di clausura, fu eliminata per ingrandirelo spazio dell'ex-chiostro nell'attuale cortile porticatodi ordine tuscanico; la chiesa "esterna", cheancora si può ammirare, è il migliore esempio dispazio religioso barocco sopravvissuto in Comoalle demolizioni: la sua opera più prestigiosa erala pala dell'altare maggiore con i Santi Cecilia,Valeriano e Tiburzio visitati dall'angelo, dipinta efirmata da Orazio Lomi Gentileschi, uno dei maggioripittori caravaggeschi .
La tela fu portata allaPinacoteca di Brera nel 1801. In anni recenti furiconosciuta la sua provenienza comasca, quindila sua datazione precocissima (1606/1607) , digrande importanza per la cronologia degli studisui pittori caravaggeschi.
Nel corso del '600 lachiesa fu abbellita con gli stucchi di GiovanniBattista Barberini, di Laino Intelvi, e le statue diPietro Lironi, con gli aff reschi del milaneseAndrea Lanzani, e le tele di Giovanni StefanoMontalto e Filippo Abbiati.

Basilica di San Vincenzo (Cantù)
Con l'annesso Battistero di San Giovanni, tra i piùimportanti edifici altomedioevali dellaLombardia, la basilica di San Vincenzo si erge sulcolle di Galliano e fu, per qualche secolo, pieve diCantù.
Conosciamo la data di consacrazione della chiesa,il 1007, ed il nome, autorevolissimo, di chi la vollerinnovata nelle strutture murarie ed affrescata:Ariberto da Intimiano, poi arcivescovo diMilano.
Come si presenta oggi, priva della navatelladi destra distrutta in epoca moderna, è il risultatodi riassetti, anche radicali, di edifici precedentiquella data, a partire, si presume, da un edificiopaleocristiano ed il tono sapientemente rustico deltutto non cancella la preziosità di taluni particolari,come le finestrelle e le losanghe sul lato sinistro.
Di tutt'altro tono, invece, gli affreschi piùantichi, soprattutto quelli dell'abside, che sonocoevi o di poco posteriori alla consacrazione: quile tradizioni bizantine ed ottoniane si dispieganoin modi antichi e raffinati e, al contempo, severifino ad adeguarsi, nelle storie dei Santi, alla funzionalitàdi tutto l'edificio.
Singolarmente omogeneae complessa, invece, la struttura architettonicadel Battistero di San Giovanni, attiguo allaBasilica. Non ancora sufficientemente studiato,incerta ne è la datazione: se esso sia contemporaneoo non piuttosto precedente il riassetto aribertianodella chiesa. Comunque gli studiosi sembranoconcordi nel rilevarne, per la particolare piantacruciforme e per la verticalità dell'impianto sottolineatadall'impostazione del matroneo e del triburio,l'ascendenza carolingia, mediata attraversomodelli lombardi.
Il complesso monumentale, giàsottoposto a restauri tra ‘800 e ‘900, ha subito negliultimi decenni un forte degrado indotto soprattuttodall'umidità. Per questa ragione sono attualmentein corso nuovi restauri radicali che consentirannoanche di meglio pre c i s a re le vicendestoriche ed artistiche dei due edifici.

Basilica di San Giorgio
Da sempre dedicata a San Giorgio martire, è l'anticaParrocchiale del Borgo di Vico, lo storicoquartiere di Como che si stende sulla riva occidentaledel lago e in cui dal 1500, lungo i secoli, sarebberosorte le dimore patrizie più belle della città.
La chiesa è ubicata nelle vicinanze del lago inun'area di grande interesse turistico, all'imboccodella panoramica passeggiata di Villa Olmo oveaffacciano le maggiori ville neoclassiche di Como.
Documentata dalla fine del XI secolo in una pergamenain cui viene citata come Chiesa del Borgo diVico e officiata dal Vescovo Alberico, la basilica sipresenta oggi con le forme del rifacimento baroccointervenuto fra Sei e Settecento sul preesistenteoriginale edificio romanico lombardo.
Nel titoloBasilica Romana Minore, concesso nel 1941 dalPapa Pio XII, risuona tutta l'eredità religiosa dell'anticabasilica, sorta nel Medioevo nelle formedel romanico comacino, con pianta a tre navateterminante a est con tre absidi. Solo una delle treabsidi romaniche, quella centrale, ritmata da piccolelesene verticali, è attualmente visibileall'esterno, e ad essa si affiancano, presso l'ingressoposteriore della sagrestia, lastre murate conbassorilievi allegorici: in un fregio è ritratto unDrago e in un altro un Uccello. Anche un piccolocapitello a fogliami è stato lasciato in sede; ma èsotto il presbiterio e la sacrestia attuali che si sonotrovati i resti della fase antica romanica dellachiesa.
Le pareti delle absidi furono rivestite da unricco ciclo di affreschi esteso su una superficie di50 mq e ascrivibile ad almeno tre periodi diversi: iprimi affreschi sono romanici e alcuni sicuramentedatabili a partire dal 1081, come si evince daun'epigrafe che ricorda il XXI anno dell'episcopatodi Rainaldo. Intorno a quell'anno egli avrebbecurato la deposizione qui delle reliquie di santiche volle raffigurati nei dipinti a fresco: Affra,Aldegunda, Liberata e Faustina, Paola Lorenza,Veronica e Cristina. La figura maschile orantesembra ritrarre il Diacono Gualteramo, probabilecommittente del ciclo più antico.
Su indicazionedella Sopraintendenza Lombarda nel 1961 venneattuato lo “strappo” dei preziosi affreschi, per salvarlidalle infiltrazioni di acqua del lago e ora collocatipresso le Civiche Raccolte d'Arte di PalazzoVolpi a Como.
Nel 1643 venne intrapreso il rifacimento in formebarocche di S.Giorgio, conclusosi col compimentodella facciata solo nel 1709.
Il progetto iniziale sideve a Giovan Battista Recchi, ma la facciata è dell'architettoticinese Agostino Silva.
Il nuovo tempio,sempre intitolato a S.Giorgio fu ampliatomantenendo le tre navate fra cui furono inseriti imassicci pilastri quadrati a sostegno delle volte acrociera della nave centrale e del transetto, alle cuiestremità furono sistemate le cappelle laterali.
Laconsacrazione per mano del Vescovo Mugiascaavvenne nel 1775 e nel 1792 il vescovo di PaviaBertieri, in precedenza presule di Como, esaudì lerichieste dei comaschi e inviò alla chiesa leReliquie di San Giorgio. Dal 1903 le reliquie sonoconservate in un'urna che viene esposta solo il 23Aprile, ricorrenza di San Giorgio.

Basilica di San Giacomo
La basilica di San Giacomo sorge nel centro diComo, dietro al Broletto e nei pressi del Duomo edel palazzo Vescovile; eclissata dagli edifici sortinel tempo a ridosso della chiesa si presenta attualmentecon l'evidenza della sola facciata baroccarealizzata nel 1585 dall'architetto GiovanniAntonio Piotti da Vacallo.
L'edificio che il rifacimentobarocco ci ha infatti consegnato è il frutto diun drastico ridimensionamento, attuato intorno al1585 di una maestosa basilica romanica intitolatagià a San Giacomo e sorta nel cuore della cittàdurante il medioevo.
Nei primi del Novecento everso il 1970 vennero realizzati i restauri chehanno riportato alla luce i tratti romanici di questomagnifico monumento medievale sotto le lineeancora valide della chiesa secentesca.
S. Giacomofu una importante basilica che sorse intra moeniaprobabilmente dopo il 1055 e non oltre il 1118, sull'areadelle antiche mura romane dell'età repubblicanache intorno all'anno Mille, in virtù di concessioniimperiali, da proprietà dell'Erario eranodivenute possesso della Chiesa comense, insiemeal resto delle mura cittadine.
Il grande SanGiacomo medievale era preceduto da unesonartece - sorta di breve portico esterno- serratofra due maestose torri campanarie frontali e tripartitoda colonne monolitiche di granito; questopronao era coronato da un grande arco, secondo lostile d'oltralpe che si ammira in cattedrali eabbazie coeve d'impronta cluniacense in Alsazia,Carinzia e Turingia, mentre i due torrioni eranodecorati nel consueto stile romanico comacino conarchetti bifore e trifore. L'interno era tripartito intre navate estese per ben nove campate, che rendevanoquesta chiesa una delle maggiori di Como eportavano la facciata ad allinearsi con il fronte delBroletto, sulla piazza del duomo.
Ben documentatoè l'uso civile di questa chiesa, che riflette l'influenzadel Vescovo sulla città agli albori delComune medievale: accanto alla chiesa, infatti giàesisteva il Palazzo del Pretorio- poi demolito -dove avevano sede il Podestà e le magistrature cittadine:sulla piazza antistante San Giacomo eanche nella basilica si svolsero le prime assembleedel Libero Comune e vennero prese decisioniimportanti per la sorte politica della città.
Lo storicocomense di epoca rinascimentale BenedettoGiovio attesta che all'inizio del XVI secolo ilmaestoso S. Giacomo romanico esisteva ancora,sebbene fortemente deteriorato. Fu proprio ildegrado irrecuperabile dell'edificio a indurre nel1578 o 1580 alla completa demolizione delle primesei campate della basilica verso il broletto; la"Madonna con Bambino e Sant'Agostino" sulpilastro a sinistra. Della fine del '400 è "laCrocifissione" dipinta nell'abside. Nel refettoriodel convento si trova un affresco di Gian PaoloRecchi del XVII secolo che rappresenta la cena diSant'Agostino.

Basilica di San Carpoforo
Il corpo della basilica risale alla prima metà delsec. XI, l'abside e la cripta al sec. XII. Lo spaziointerno è spartito in tre navate sovrastate da untetto a vista. Il presbiterio, soprelevato rispetto allacripta coperto da una grande volta a crociera, terminain un'abside semicirc o l a re realizzata, siaall'interno sia all'esterno, con paramento inmuratura policroma.
Desueta è poi la facciata,addossata al monte e priva di porte. Gli estesirifacimenti compiuti nei secoli fanno da controcantoal notevole sedimento immateriale dellamemoria, della tradizione, delle leggende che animanola storia di questa basilica. Voci e documentitalora discordanti, viaggiano quasi parallelamentesenza smentirsi o corroborarsi.
Unatradizione la vorrebbe edificata dopo l'interventodel primo vescovo di Como S. Felice. Trasformatoil tempio dedicato a Mercurio, vi avrebbero collocatole spoglie di S. Carpoforo e dei suoi compagnimartiri: Esanto, Cassio, Licinio, Severo eSecondo. A Liutprando, vissuto nella prima metàdel VII, si dovrebbe far risalire una dellericostruzioni. Del 1040 sarebbe la consacrazione.
Nel 1511, dopo un lungo periodo in cui fu di voltain volta affidata a commendatori, data la rinunciaa tale carica di Nicola Lampugnani, venne lasciataall'ordine di S. Gerolamo soppresso nel 1773 perl'esiguo numero di monaci.
Da allora fu chiesaparrocchiale e in seguito sede di una comunitàdelle Religiose dell'Assunzione. La complessità eincertezza che caratterizzano le notizie su S.C a r p o f o ro, suggerirono le più contraddittorieargomentazioni sull'originale edificazione dellachiesa. Il tutto racchiude l'edificio in un quadrotanto sfumato quanto suggestivo.

Basilica di San Fedele
Fu costruita intorno al 1120 su un'insolita piantatrilobata, su fondamenta altomedioevali di piantacentrale, da cui si sviluppò il corpo longitudinale.
La piazza prospiciente ha cambiato nel tempoforma e dimensioni, e i tracciati ancora visibilimanifestano le successive appropriazioni dell'areapubblica posteriori all'epoca di impianto. Perquanto latente, si intuisce tuttora l'originario dialogospaziale tra la basilica e il battistero di S.Giovanni in Atrio del V-VI secolo, i cui resti sonocustoditi ora nel cortile di una delle case che profilanola piazza, e la chiesa di S. Pietro in Atrionella vicina Via Odescalchi, ora adibita a spazioespositivo.
La facciata ha subito rifacimenti anchechiesa restò allora più che dimezzata e priva dellesue torri campanarie.
Nel 1585 venne intrapresoun recupero in stile Barocco di quel che rimanevadella chiesa medievale: le tre campate residueinsieme al presbiterio e alle absidi furonorimaneggiate per renderle architettonicamenteaccettabili accanto alla maestosa fabbrica del vicinoduomo che andava sorgendo.
Nel 1668 l'edificiovenne assegnato dal Vescovo A.Torriano aiFilippini o Oratoriani. Essi istituirono in SanGiacomo il primo Oratorio di Como, in cui i fanciullidi ogni ceto sociale potevano trovareaccoglienza, insegnamento e guida spirituale.
Nel1802, in epoca Napoleonica, furono sopressi iFilippini e i loro beni secolarizzati, e da allora SanGiacomo è rimasta sempre incorporata nellaParrocchia del Duomo.

Convento di Sant'Agostino
Fondata dagli Eremitani del Convento di SanTommaso presso Cipiglio nei primi del '300, costituiscel'unico esempio di architettura ogivale cistercensea Como.
All'interno, ampie cappelle equalche brano sia dell'antica decorazione a frescosia della prima metà del '600.
In uno dei duechiostri compaiono figure di santi affrescate nelprimo '400. Risalente al XIV secolo, ampliata successivamentenei secoli XVII e XVIII, fu radicalmenteripristinata nel novecento.
Nella facciata acuspide vi sono il portale, il rosone e le finestre;nella lunetta appare un affresco della prima metàdel cinquecento.
L'interno, a tre navate e dominatoda un arco trionfale che precede il presbiterio,presenta una copertura a travature lignee sullanavata centrale e a volte costolonate in quelle laterali.
La basilica custodisce affreschi quattrocenteschie tele del Morazzone (XVII secolo).
Nell'attiguo chiostro, parte dell'ex convento degliEremitani di Sant'Agostino, ripristinato di recentedopo un lungo restauro, si conserva un affrescodel XV secolo.
Strutturalmente venne modificata eabbellita nel 1773, allorché vi vennero trasferiti idiritti e le funzioni della scomparsa chiesa diSant'Antonio.
Oggi, in parte riportata alle lineeoriginarie, costituisce il solo esempio di architetturaogivale cistercense di Como. Nell'interno,diviso da tre navate ad archi ogivali poggianti supilastri, sono conservate numerose tele e affreschi.Sulla parete destra è affrescata una "Madonna colBambino e santi" di Simone Peterzano e, una"Madonna col Bambino, San Fermo e SanLorenzo" opera attribuita al Coronaro.
Nella navatasinistra, composta di cinque cappelle ornate conpregevoli stucchi seicenteschi, da luminosi affreschientrambi del Morazzone e munite d'altarilignei barocchi. Anche la serie di tele seicenteschedelle "storie della Vergine" portano la firma delMorazzone.
Nell'ultimo restauro, avvenuto neglianni 60, sono stati riscoperti altri notevoli affreschidel '400, una "Annunciazione" sull'arcone e unanel nostro secolo, e del 1968 sono i mosaici diElena Mazzari nelle lunette dei due portali che conil grande rosone e gli archetti pensili, inscrivono lasobria superficie in un ritmo neoromanico mossopiù in là, nella zona absidale, da una teoria dilesene e da un elegante loggiato; qui il rapportoarchitettonico si articola nell'incontro con l'esedralaterale.
La torre campanaria del sec. XI crollòparzialmente nel terremoto del 1117.Pericolosamente inclinatasi, fu demolita ericostruita tra il 1903 e il 1907 sotto la supervisionedell'ingegnere Giussani.
D'impronta romanica, disezione quadrangolare, si erige oggi come uncorpo isolato dalla basilica, ritmato in quattroordini di archetti con aperture a trifore, bifore emonofore. Due delle tre campane vennero fuse nel1842 la terza nel 1962.
Celebre è la porta istoriatadella porta di S. Fedele All'interno, nell'area absidale,il clima romanico si stempera nella luce chedalle logge si stende fra i sei candelieri ligneibarocchi, sui quattro mosaici settecenteschi e discuola veneziana sul pavimento presbiteriale, esull'altare composto da parti originarie di varieepoche. In realtà il corpo che si sviluppa da questazona oltre i pilastri cruciformi, mostra minoreperizia nei criteri costruttivi.
Nel settore absidaleche si apre su Via Vittorio Emanuele, osservandole commessure, i conci, i singoli corsi e l'ordinediverso del sistema a incastro, è stato possibile conuna certa sicurezza, collocare in fasi costruttivediverse la muratura dell'abside settentrionale,quella di raccordo con lo stipite della porta istoriata,e il cosiddetto "muro di sbieco".
Le storie dellaporta sono incise su diverse lastre e lo stipite disinistra rende asimmetrica la struttura poiché affiancatodal concio in cui è rappresentata la scena diDaniele nella fossa dei leoni. La casa che crea sullasinistra una parte aggettante del complesso di S.Fedele, ha con l'edificio sacro un rapportosaldatosi lungo i secoli dal sec. XVI. Il fregio, chesvolge in prossimità del tetto motivi floreali, èdatato 1582.

Basilica di Sant'Abbondio
Per il suo sviluppo in verticale, la copertura intavolato e capriate e le due torri campanariegemelle, costituisce un tipico caso di romanicocomasco.
Fu consacrata nel 1095 da papa UrbanoII ma la sua storia è più antica. I restauri ottocenteschiriesumarono i tratti più antichi della suavicenda, senza cancellare tracce di modifiche piùrecenti. Il sasso di Moltrasio, con cui fu quasiinteramente costruita, ha assunto nel tempo i tonidel grigio pallido.
Da abbazia benedettina futrasformata nel 1458 in commenda e nel 1616 fudivisa tra le monache agostiniane e gli affidatari.Gli interventi che la modificarono nel sec. XVI,verranno eliminati con i restauri ottocenteschi.
L'occhio attento, scorrendo sulle muratureesterne, ammirerà il sapiente inserto del cottonegli archetti pensili e l'uso dei blocchi di sarizzo.
Presso il grande altare, un quadro seicentescoprobabilmente di Giovan Battista Recchi, rappresentail miracolo di S. Abbondio che, con la resurrezionedi un bambino, avrebbe indotto moltipagani alla conversione. La scena si inserisceprospetticamente sullo sfondo con le navate delDuomo
Ancor prima, nel trecento, un ciclo diaff reschi decorò la allora chiesa benedettina:episodi della vita di Cristo si susseguono nell'absidelasciando spazio ai dettagli tipici di unadescrittività tutta lombarda: il catino pre s e n t aCristo affiancato da Maria e Giovanni e nel corotra lesene sono ritratti i re della stirpe davidica. Gliautori, anonimi, sono probabilmente gli stessidegli affreschi di S. Margherita, ora esposti allaPinacoteca civica.
S. Abbondio, fondata da unacomunità di monaci benedettini nel sec. XI, sierige su cinque navate: la centrale è sorretta dapiloni circolari in muratura; le laterali da colonnein pietra, molte delle quali di epoca romana.
Datanta rigorosa semplicità si distingue il corredoscultoreo che orna il coro. I due campanili risalgonoallo stesso periodo ma uno dei due venner i s t rutturato nell'ottocento. Liste di pietra piùchiara tracciano sul pavimento le linee di una storianon ancora finita.
Un luogo precedette l'abbaziae il monastero, anch'esso sacro, era dedicatoai santi Pietro e Paolo. Su questo, una basilicapaleocristiana a navata unica, probabilmente delsec. V, fu edificata seguendo l'orientamento originario,la prima S. Abbondio: qui venne sepolto ilpatrono.

Chiesa del Santissimo Crocifisso
Il terreno su cui sorge a ridosso del fossato checingeva la città murata di Como, venne bonificatonel 1236 dal canonico Erasmo Campacci che vicostruì una prima chiesetta in onore della SS.Annunciata.
Ora viene chiamata Chiesa del SS.Crocifisso a causa del leggendario crocefisso ligneotrecentesco portato in processione il venerdìsanto di ogni anno. Il prodigio che lo avrebbe resotanto venerabile, si verificò nel 1529 allorché unaprocessione di pellegrini, cui non era stato dato ilpermesso di superare il confine, posto a difesadelle scorrerie nemiche, in prossimità della città,sul ponte di san Bartolomeo fu bloccata da duegrosse catene che ostruivano il passaggio. Latradizione vuole che il protatore della croce, piegatosi,urtò una delle catene che miracolosamentecedette. L'anello cui era assicurata si sradicò. Ilcaso, sia vero sia falso, non è poi del tutto incredibile,ma nonostante tale miracolo sia tanto semplicee vicino al possibile, la straordinaria devozioneintorno a questo oggetto è tuttora vivida.
Lospazio interno della chiesa è concepito in unicanavata e conserva affreschi del Morazzone e dell'intelveseCarlo Carloni, mentre la più tarda facciataneoclassica è di Luigi Fontana.

Sant’OrsolaLa Chiesa di Sant'Orsola è il resto principale di unfiorente convento di Agostiniane rifondato nel1609.
L'interno, a navata unica, è dominato dalgrande affresco della volta su sfondo bianco conTrinità e angeli della Resurrezione di DomenicoCaresana, suggestivo impianto tardomanieristicodatato 1614.
L'altro nucleo consimile è costituitodalla pala maggiore di Guglielmo Caccia ilMoncalvo.
Nel 1629-1630 il Bustino eseguiva isuggestivi affreschi della cappella di sinistra aornamento dell'affrasco quattrocentescotrasportato a massello e completati dai superbistucchi attribuiti a Francesco Silva.
La fronteggiantecappella di San Francesco ha una pala digusto veneto, affreschi vicini al Crespi Castoldi estucchi del Silva meno qualificati.
Alla parete sinistra della navata una Madonna colBambino e i SS. Pietro e Vitale è di ambito recchiano,mentre il drammatico San Pietro in carcere èdi Giovanni Paolo Recchi con data 1685; lo fronteggiauna singolare Allegoria Cristologica.
L'altare maggiore, settecentesco in marmi, è sormontatoda un affresco pressoché rifatto.
A sinistradella chiesa, un cortile ricorda ancora le formeclaustrali d'origine; a destra, un cortiletto giungead un portale impreziositi da affreschi settecenteschi,che a sua volta introduce nell'atrio rococòa stucchi di un chiostrino; tutti resti dell'antico sistemaclaustrale.

San Salvatore
La chiesa di San Salvatore mantiene, malgrado iriassetti, l'immagine settecentesca, con gli succhidel Sala nella cappella di sinistra e un dipinto diGiovanni Battista Recchi (Giudizio di Pilato) trattada un'incisione di Adriaen Collaert.