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"Perchè Turoldo 2"

di Italo  Gòmez 
 
Con la presente edizione del volume del Canto delle Pietre vorrei invitarVi ad un gioco.
Gioco come incontro, movimento, ricerca, raggiungimento di una meta, gioco come musica e poesia. Come dice David Maria Turoldo nella dedica a Carlo Maria Martini di Mie notti con Qohelet: "... Sono i poeti e la musica le antenne tese sul mondo [...] nel gioco della provvidenza: finalmente qualcuno che dia ascolto a queste voci! Può essere un piccolo - o grande - segno dei tempi".

È un gioco semplice, che può coinvolgere o lasciare indifferenti, ma che, spero, si rivelerà positivo e fecondo per tutti.   Vi apprestate ad ascoltare una serie di concerti che altri hanno pianificato per Voi. Eppure anche Voi avrete un ruolo attivo, proprio in quanto spettatori. Almeno in due modi.  

Il primo, il più immediato, si svolge su un piano puramente soggettivo: quando si ascolta la musica, ci si abbandona alle proprie emozioni, ai ricordi, alle meditazioni suscitate dai suoni e dall'atmosfera del luogo. In questa fase entrano in azione le memorie, di tipo culturale, spirituale, religioso. Il luogo stesso del concerto -la chiesa - riporta ad un'appartenenza, protegge e "veste" l'ascoltatore. Con questo riparo, si è dunque pronti per "prendere il volo", partire ognuno verso il proprio luogo. È un gioco, un dialogo, provocato da chi ha pensato i programmi, in cui gli spettatori sono autonomi, indipendenti.
Ed è bello osservare ogni volta il momento in cui il pubblico, piano piano, si "allontana", si fa assente, preso in un viaggio che non potremo conoscere.  

Il secondo modo di essere attivi, per gli spettatori, nasce dal desiderio che ciascuno ha di conoscere, di capire meglio ciò che un concerto propone e rappresenta. Ha così inizio un percorso di ricerca, dove ognuno sceglie i temi da approfondire, e va alla scoperta degli strumenti più appropriati.  

Ogni anno, il Canto delle Pietre è accompagnato da un volume illustrativo. Esso prende forma tenendo in massimo conto entrambi i modi in cui gli spettatori esprimono la loro soggettività. È uno strumento che vuole essere un sostegno in questi "viaggi" personali. Senza alcun intento didattico, ma come prolungamento dei programmi offerti durante i concerti. Chi ha letto il volume presentato per il 1998, ricorderà come esso fosse incentrato sull'immaginario, come giocasse con la soggettività del lettore, con il "viaggio" personale. È stato un invito alla prosecuzione del sogno, una proposta di immagini e di testi ricchi di suggestioni.  

Quest'anno, vogliamo giocare con il secondo modo di essere attivi. La ricerca personale, l'attenzione ai contenuti, gli approfondimenti di ciascuno sono il nostro obiettivo. Anche il programma è stato pensato in questa direzione. Ma il tragitto che Vi proponiamo non è semplice e lineare, proprio perché deve restare un percorso aperto all'interpretazione personale, al contributo che ognuno, necessariamente, vi apporterà.

Prima di tutto, la scelta della figura di David Maria Turoldo. Come vedrete la sua è una presenza costante, in questo volume e nella programmazione. E’ così che desidero esprimere la vicinanza ad un uomo che, in modo straordinario ha saputo pronunciare la propria umanità, manifestando le debolezze, le paure, ma anche la grandezza e la condivisione di cui l’uomo è capace. Padre Turoldo ci accompagna idealmente nel nostro ripercorrere, in chiave poetica e musicale, un millennio della nostra storia. Una figura attuale, nella quale pienamente si riflettono le stesse ansie e gli stessi aneliti espressi dalle musiche dei concerti proposti.

Le parole di Padre Turoldo sono state tratte da una sua introduzione al volume di Gianfranco Ravasi Il Canto della Rana, incentrato su musica e teologia nella Bibbia. Un testo denso ricco di spunti, che è stato riportato fedelmente. L’unica “libertà” presa è stata mettere in evidenza il gioco dialettico con cui Padre Turoldo ama presentare .gli argomenti affrontati. E’ emerso un continuo movimento di domanda e risposta, che abbiamo espresso con un ipotetico dialogo tra un allievo ed il suo maestro, fra il dubbio e la certezza, fra due poli che si confrontano e che trovano una sintesi nella parole di Turoldo-poeta.   Accanto alle parole di Turoldo vivono i testi di approfondimento: elementi utili per avvicinarsi ad alcune tematiche toccate dai programmi. La loro forma è quella di un “frammento”, un testo autonomo che vice nel volume in modo indipendente, ma che è legato alla presentazione dei concerti da un gioco di rimandi, indicati in calce ai programmi stessi. Starà a Voi scegliere se lasciarvi catturare da questi richiami e decidere a che punto fermarvi, per riprendere la scoperta dei contenuti dei programmi.

Infine, le immagini. Un sostegno al modo più immediato di interagire con la programmazione, un ritorno al viaggio soggettivo.
Le chiese come luoghi di appartenenza, le immagini come mete verso le quali “volare”, disposte in un ordine non  lineare: legate, a volte, ai temi e ai luoghi dei concerti, semplicemente offerte volte, elementi nuovi per arricchire questo gioco. È un gioco di incastri. Siete chiamati a ricomporre un disegno originale, e potrete utilizzare elementi molto diversi tra loro le musiche dei concerti, le poesie e i dialoghi di Turoldo, i luoghi, le atmosfere, i frammenti di testo, gli articoli approfonditi, fino agli elementi iconografici. Il bello di questo gioco è che non si arriverà mai al disegno originale.
Ricostruiremo tutti un nostro disegno personale, che potrà più o meno soddisfarci, che cercheremo di condividere con chi ci sta vicino, ma che non sarà uguale a quello di nessun altro. Sarà parte di un grande mistero: «nessuno che possa dire se Dio sia il Suono, o il Silenzio, o la Parola, o tutto questo insieme». E pure noi facciamo silenzio, più che parole il silenzio lo canti, il cuore ascolti quest'unico Verbo, che ora parla con voce di uomo'. 



(I) RAVASI, Gianfranco, li canto della rana. Ediz. Piemme, Casale Monferrato. 1990.
(2) TUROLDO, Davide Maria, Prefazione, in Ravasi Gianfranco, Il canto della rana, cit., p. 47