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"Cortese civiltà di lago"

“CORTESE CIVILTÀ DI LAGO”

"In queste terre che girano intorno al lago insiste un'eco di civiltà" (.. .). "Già il paesaggio, del resto è civile in ogni suo tratto, e si distingue da ogni altro per un'aria di cultura cortese" (.. .). "Non c'è viottolo che salga ai monti, albero antico che non respiri quest'aria, intrisa d'una luce ora limpidamente neoclassica, ora malinconicamente romantica".
(Albeno Vigevani)

Un'atmosfera così particolare non passò invano sulle genti e di tutto rispetto è il contributo dato dalla terra comasca alla cultura.

Le personalità scientifiche comasche sono del più alto valore, e si passa dal naturalista Plinio il Vecchio, nato a Corno nel 23 d.C. e morto nel 79 durante la famosa eruzione del Vesuvio, a Andrea Alciato, insigne giureconsulto nato a Alzate Brianza nel 1492 e morto a Pavia nel 1550, al sommo fisico Alessadro Volta, inventore della pila elettrica, di Como (1745-1827); dal geologo e naturalista Antonio Stoppani, nato a Lecco (1824 – 1891), al biologo Giovanni Battista Grassi, il debellatore della malaria, di Rovellasca (1854-1925).
 
Nel campo religioso i comaschi possono allineare vari Santi e numerosi Beati e Venerabili. Fra i Santi, degno di citazione è Arialdo da Cucciago che, nato verso il 1010, fu diacono della Chiesa ambrosiana e come valoroso predicatore lottò a lungo contro la dissoluzione del clero e contro la simonia, fino a venire torturato a morte guadagnandosi la palma del martirio il 28 giugno 1066 presso Angera a opera di due preti milanesi. Un altro è San Miro, l'eremita di Canzo dove nacque nel 1336, che attraversò miracolosamente il Lario sul proprio mantello per recarsi a evangelizzare l'alto lago dove morì da grande anacoreta il 9 maggio 1381.
Fra i Beati i più noti sono Maddalena Albricci, nata a Como nel 1400 e morta a Brunate nel 1455,o  il minore osservante Michele Carcano, nato presso Lomazzo verso il 1420, fondatore dell'Ospedale di Sant'Anna a Como, e morto a Lodi il 15 ottobre 1485, e ancora papa Innocenzo XI Odescalchi, innalzato all’ onore degli altari nel 1657, e infine don Luigi Guanella, comasco per adozione e per ragioni di diocesi, beatificato nel 1964.
 
Ma la terra comasca ha dato anche numerose illustri e benemerite personalità ecclesiastiche fra le quali va citato Ariberto da Intimiano (970-1045) che fu arcivescovo di Milano in tempi quanto mai burrascosi; Paolo Giovio (1483 - Firenze 1552) che fu vescovo di Nocera, storico e insigne raccoglitore di arte e di storia; Tolomeo Gallio (1526¬1607), il famoso "cardinale di Como " che ebbe una parte attivissima nella politica vaticana sotto vari pontefici; e monsignor Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905) che tanto si dedicò alla assistenza dei nostri lavoratori all'estero da meritarsi l'appellativo di "Vescovo degli emigranti"; e infine deve essere ricordato il secondo, dopo Innocenzo XI, papa comasco e cioè Clemente XIII Rezzonico, nato a Venezia da genitori comaschi nel 1693 e morto a Roma nel 1769.
 
Fra gli esponenti letterati campeggia la figura di Plinio il Giovane, avvocato e uomo politico oltre che insigne poligrafo, nato a Como nel 63d. C. e morto in Bitinia nel 113. Possono quindi essere citati Giuseppe Parini, (1729-1799)  sommo poeta satirico nato a Bosisio; lo storico Cesare Cantù, nato a Brivio (1804-1896); Tommaso Grossi, scrittore e romanziere nato a Bellano (1790-1853), autore di quel "Marco Visconti" che si legge ancora oggi con interesse; Antonio Ghislanzoni, scrittore e poeta autore del libretto di "Aida" per Giuseppe Verdi, nato a Lecco (1824-1893); o via via Gian Pietro Lucini, ( 1867-1914); Massimo Bontempelli, scrittore, drammaturgo e romanziere nato a Como nel 1876 e morto a Roma nel 1960; Mario Cermenati, nato a Lecco nel 1868 e morto a Castelgandolfo nel 1924, fondatore dell' Istituto di studi leonardeschi e insigne studioso, deputato al Parlamento; senza contare l'avventuroso scrittore e viaggiatore Arnaldo Cipolla, il letterato Carlo Linati e altri valenti scrittori di fama più che nazionale.
 
Per il campo artistico balza in tutta evidenza il fenomeno dei Maestri Comacini che, con le sue diramazioni di Campionesi, lntelvesi eccetera, si protrarrà per qualche secolo e che ci lasciano prima gli Antèlami e poi le vere dinastie dei Bregno, scultori e architetti da Osteno, dei Carloni pittori architetti e stuccatori da Scaria lntelvi, Ercole Ferrata scultore da Pellio Inferiore, e molti altri punti di riferimento, spesso organizzate in complesse strutture famigliari che coprivano tutte le esigenze professionali delle loro costruzioni. Come non possono essere trascurati Marco da Oggiono, il pittore allievo di Leonardo da Vinci .  Ma anche nei tempi recenti, ricordiamo ad esempio il pittore Ugo Bernasconi, (1874 –1960) e ancora Mario Radice (1898 –1987). E poi quel fecondo momento del futurismo o ancora del razionalismo e astrattismo che vede la nostra città sempre in prima linea, con Giuseppe Terragni (1904 – 1943), con Antonio Sant'EIia, fondatore della moderna architettura, nato a Como nel 1888 e morto in guerra nel 1916. O ancora Aldo Galli, Manlio Rho ma pure Carla Badiali e Carla Prina e molti altri. 
Per il campo militare e politico, ecco il generale garibaldino Giuseppe Sirtori, di Casatenovo (1813-1874), deputato nel primo Parlamento italiano; Aurelio Bianchi Giovini, giornalista e fondatore di giornali, deputato, nato a Como nel 1799.; Paolo Carcano, di Como (1843-1918), più volte ministro in vari dicasteri; Luigi Dottesio, martire della indipendenza italiana, nato a Como nel 1814 e impiccato dagli austriaci a Venezia nel 1851; Giulio Rubini, di Dongo (1844–1917) più volte ministro e infine Filippo Turati, nato a Canzo nel 1857, emblema di una cultura socialista pura e idealista, fondatore del Partito Socialista Italiano.
 
Alla "cortese civiltà" hanno poi contribuito gli infiniti apporti di quei grandi che alla terra lariana hanno ricorso per la loro opera e che la terra lariana ha generosamente ricompensato, con spunti sempre fecondi e di ciò fanno fede molte pagine della narrativa italiana fra Ottocento e Novecento: passano sulle sue rive Stendhal, Byron, Foscolo e Monti e, come di riflesso, tutta l'"intellighenzia" italiana ed europea orbitante attorno a Milano. Passano Balzac e Liszt, Hugo e Gide e le loro lettere e i diari di viaggio sono un continuo omaggio alla bellissima terra.
Attenti ed eccezionali "turisti" non dimenticheranno di guardare con occhio critico e curioso alla tradizione musicale del comasco, le cui sponde, come spesso scrivono, già trasudano musica. Del teatro Sociale, in passato fulcro della tradizione musicale comasca, Stendhal scriverà con ammirazione, defmendolo "plus beau qu'aucun de ceux de Paris", registrandone spesso gli echi di spettacoli e stagioni e giungendo alla considerazione (citata in italiano nel testo) che anche per Corno poteva ben dirsi che "la pianta uomo nasce più robusta qui che altrove". E come non pensare, per la lirica, a Donizetti, a Giuditta Pasta, a Bellini?
È troppo pensare che questa "preziosa aria di cultura" discesa "giù per li rami", sia arrivata fino ai giorni dell'Autunno Musicale? Forse le tante edizioni del festival sono già una risposta esauriente.
 
 
(percorso redatto da Gisella Belgeri con estratti da un testo per l’ Autunno Musicale di Enrico Lecci)