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"I Festival d' arte in Italia."

Relazione di Gisella Belgeri

I festival italiani soffrono certo per le insufficienti risorse dello Stato destinate al settore, ma anche per la rigidità degli adempimenti richiesti, legati ad ogni singola categoria (teatro, musica, danza, cinema ecc), poichè i festival rappresentano spesso una summa di queste arti. Ma i festival soffrono soprattutto per la mancanza di una legislatura apposita: manca un riconoscimento del patrimonio culturale che essi rappresentano, e quindi dell'insostituibile ruolo artistico, culturale che incide anche sullo sviluppo turistico.
I festival hanno sviluppato in questi anni un ruolo decisamente positivo anche sul fronte turistico e questo permette di cercare sostegni di varia natura, ma occorre dire che i privati intervengono in forma modesta in questo campo, salvo qualche rara eccezione.
C'è costantemente il rischio - e si è verificato più volte - che cosiddetti festival vengano sostenuti dalle risorse pubbliche o private anche se non rispondono a requisiti culturali ben definiti, spesso fornendo solo spettacoli di intrattenimento o di scarso interesse artistico. E sotto questo aspetto la dicotomia venutasi a creare con molte amministrazioni locali è fenomeno assai preoccupante.
Realizzare un festival è un'impresa assai seria, che richiede uno sforzo intellettuale, artistico, burocratico e amministrativo veramente enorme. Invece la quantità di iniziative avventurose e avventate che spremono soldi ovunque in nome di un consenso molto superficiale e di scarsissima rilevanza culturale ha raggiunto numeri impressionanti decretando uno scadimento che di anno in anno è sempre più percepibile e che certamente non favorisce l'equazione Italia/Cultura.
Come si può attivare una risposta più decisa tra turismo e festival?
Da molti anni si dibatte sulla questione, che apparentemente risulta senza soluzione dal momento che il turismo chiede dettagli precisi con largo anticipo e il festival molto raramente è in grado di dare risposte precise, salvo i casi della lirica, che di per sé è costretta almeno a grandi linee a scegliere titoli e i maggior interpreti con anni di anticipo, costi quel che costi….
Si consideri che siamo alla fine di maggio. Sinora nessuno sa di quali fondi sarà destinatario per il 2005. E' di ieri la dichiarazione del Direttore generale dello Spettacolo dal Vivo che reputa un successo poter assicurare che le Commissione che decretano i finanziamenti al settore decidano entro luglio. E in fondo ha ragione, considerando che negli ultimi anni questo era successo a novembre!
I termini sono assolutamente inconciliabili, quindi.
Però è solo un problema di scelta politica, ossia di decidere quale è la priorità da raggiungere.
Quando il Ministro Urbani, nell' ultima riunione avuta poco prima della Vertenza Spettacolo di febbraio ci ha ribadito che l' arte e lo spettacolo, la cultura erano senz' ombra di dubbio il vero petrolio dell' Italia, (paragone di cui vanto la paternità in tempi non sospetti, ossia nel Congresso ELART di Firenze del 1986) c' era ben poco da aggiungere se non di invitare a estrarlo, a raffinarlo e a diffonderlo, questo oro nero. Nella stessa occasione si è saputo che il Pil del turismo in Italia è fermo al 12%. In Germania è al 20%. Che dire?
Sapere che si possiede un giacimento di grande ricchezza e non poterlo utilizzare è ben triste, ma certo non siamo noi a dovercene convincere.
Se questo sforzo va fatto occorre ipotizzare non venticinque festival ma duecento festival in tutto il paese, veri, seri, ben diretti, che diano giusto spazio agli artisti italiani, che siano vitali in più periodi, che sappiano intrecciare il loro lavoro di programmazione e di ambientazione sul territorio con altri referenti pubblici e privati che a loro volta incidano sulla fruizione, sui risvolti formativi del pubblico, sulle attività produttive della zona, esattamente nei tempi tecnici necessari per i due fronti.
Tecnicamente parlando ciò non ha un costo supplettivo riferito alle singole attività ma va ad armonizzare la progettualità culturale con la resa turistica.
Quindi, come si diceva ai tempi, Volere è Potere.
Se la forza dello spettacolo è da intendersi come investimento e non come spesa superflua bisogna agire e non lasciare in una stagnazione infinita il settore. Si facciano delle proiezioni di costi e benefici, ma sentendo la voce di esperti del settore artistico, quelli veri e non quelli prestati alla causa che iniziano da portavoce e finiscono spesso per vendere come verità assolute delle congetture più o meno stravaganti e quasi mai rispondenti ai motivi per i quali il visitatore attento dovrebbe muoversi nella nostra sfera.
Quali strumenti sono ipotizzabili per assicurare sopravvivenza e sviluppo dei festival di livello?
La detassazione delle somme destinate dai privati quali sponsorizzazioni ai festival, prevista da tempo, ma di cui non sono sufficienti i criteri applicativi.
Lo status dell'artista va rivisto e definito. Deve esser previsto il compenso professionale autonomo, abbandonando per sempre l'obsoleto Ufficio Speciale del Collocamento e autorizzando il compenso in chiave professionale, come per ogni categoria professionale.
Devono essere chiariti i confini delle coproduzioni, oggi basilari per avvalersi di tutte le possibili sinergie; bisogna anche evitare ogni vessatoria discrezionalità nella riduzione, a posteriori, dei finanziamenti, spesso senza che i soggetti ne siano stati informati.
I festival devono riuscire ad avere finanziamenti triennali su presentazioni annuali delle singole edizioni.
Sul piano della promozione devono esser concessi spazi gratuiti dalla televisione pubblica: quali altri strumenti di divulgazione e valorizzazione sono ipotizzabili?
I Festival potrebbero, ad esempio, avere come sponsor i canali pubblicitari della carta stampata e, specialmente dei mass-media, tramite convenzioni promosse dal potere centrale (con una quota dei fondi messi a disposizione dalla Presidenza del Consiglio per la carta stampata o con speciali provvedimenti nel campo pubblicitario o del lotto, eventualmente anche tramite l'ARCUS).
Si dovrebbero favorire registrazioni e produzioni realizzate dalle emittenti radiotelevisive, nonchè l'ampliamento degli spazi di informazione, su tutto il territorio.

I punti focali per i quali si batte Italiafestival all'interno della Vertenza Spettacolo? Essere sostenuti prioritariamente in quanto forme d'arte, secondo la Carta EFA.
Finanziamenti su basi di valutazioni interdisciplinari e a progetto. Certezza e tempestività dei finanziamenti.
Adeguamento del Fus (o di altre risorse per lo spettacolo).
Capacità di sistema: facilitazioni e coordinamenti per promozione e turismo.
Previsione di più ampia visibilità internazionale; Defiscalizzazioni e riduzioni sui trasporti.
Status dell'artista riconducibile ai modelli europei ed eventuale creazione di un elenco professionale.
Riduzione dell'IVA per gli artisti, per gli strumenti, musiche, cd, dvd e video.
Incentivazione delle formule di coproduzione.

Come si pensa di procedere per un riconoscimento europeo dei festival quale patrimonio culturale comune?
L' associazione europea dei Festival ha invitato i propri soci a far quadrato intorno alle linee programmatiche contenute nella Carta dei Festival Europei.
Si richiede alle Commissioni parlamentari di competenza, nonchè alle forze di Governo, di volerne prendere atto, anche in vista delle prossime decisioni sui finanziamenti pubblici.
L'EFA raggruppa ben 100 tra festival e associazioni di festival di 33 Stati (per la maggior parte musicali, o interdisciplinari a forte connotazione musicale) ed ha recentemente trasferito la sua sede a Bruxelles, proprio per incidere maggiormente sulle scelte comunitarie. Oltre all'attività di promozione, svolge il ruolo di favorire accordi fra i festival di varie nazioni europee.
I principi ispiratori non si limitano alla solidarietà, anzi partono dalle idee dei suoi fondatori - il filosofo Denis de Rougemont e il celebre direttore d'orchestra Igor Markevitch - che si proponevano di difendere il concetto di festival quale fondamentale veicolo di innovazione e trasmissione culturale, radicato nel territorio ma aperto al dialogo anche extraeuropeo. Un patrimonio culturale insostituibile e per questo da sostenere sia a livello nazionale che europeo e che sta a dimostrare quanto importante sia la veicolazione di arte e di cultura legate allo spettacolo nei rapporti da intrattenere tra le popolazioni dei vari paesi.