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"Presentazione"


... prendiamo, ad esempio, il concerto d'apertura (4 settembre): in programma tre "Serenate", di Mozart (in re maggiore K 239), di Brahms (in la maggiore op. 2 n. 16) e di Britten (op. 31). Il termine serenata indicava un canto d'amore o di omaggio fatto di notte sotto un verone o una finestra. Lasciamo perdere l'amore e l'omaggio: resta pur sempre il presupposto ambientale di un luogo aperto (non necessariamente il p/ein air) e del tempo sereno. Rimaste come semplici tracce l'amore e l'omaggio, la musica conserverà qualcosa di leggero, di affettuoso, di non troppo sapienzialmente intricato come invece ha da essere l'Amen di un Cum Sancto Spiritu...
La Serenata di Mozart - così come i suoi Divertimenti - corrispondono a questa idea e a questa funzione: anzi, venivano eseguite nell'ambito di feste e di ricevimenti e fruite senza particolari attenzioni. Auden, in un suo delizioso omaggio a Mozart (Metalogue to the Magic Flute), ironizza sul fatto che questo genere di composizioni, che allora venivano eseguite mentre si stappavan bottiglie, Milord sbatteva rumorosamente la bocca e Madame chiacchierava a più non posso, oggi vengono ascoltate con la testa tra le mani e la partitura sulle ginocchia "come i Quartetti del sordissimo B. "
.. . lasciamo perdere la partitura sulle ginocchia, ma è innegabile che a noi riuscirebbe difficile ricondurre la K 239 alle sue originarie funzioni di musica da intrattenimento, al pari di quella che oggi viene consumata nei piano-bar
... Sarebbe però del pari assurdo (dato che essa "è di Mozart", è eseguita da una vera orchestra - anzi, le orchestre sono due, entrambe d'archi, la seconda con l'aggiunta dei timpani - ed è diretta da un maestro di gran nome), ascoltarla con la testa tra le mani e non accorgersi della sua fiabesca levità. Unica malinconia concessa è semmai il pensiero di come si divertiva allora la gente altolocata e qual era il livello richiesto come sfondo sonoro allo stappar bottiglie: noi, nei nostri cupi, fumosi ancorche lussuosi sottosuoli, siamo di bocca assai più buona, anche se la nostra musica "leggera", con tutti i suoi decibels, non si lascia certo sopraffare dalla conversazione...
Tra il gennaio del 1776 (data della K 239) e il 18 febbraio del 1860 (quando Brahms eseguì la sua seconda Serenata) sono successe parecchie cose, come tutti sanno. Di "serenata" sempre si tratta, ma il signor de la Palice direbbe che l'Ottocento non è il Settecento, che la borghesia non è la nobiltà e che Brahms non è Mozart...
L'opera 16, composta nel 1859 ed eseguita come s'è detto nel '60, dopo quindici anni fu sottoposta ad accurata revisione e l'orchestra venne alquanto alleggerita (via due dei quattro corni, le trombe e i timpani). Se .Ia prima Serenata (op. 11) poteva ancora richiamare gli esempi classici, la seconda non ha più nulla a che fare coi ricevimenti e coi giardini: Brahms non avrebbe certo tollerato che qualche vereherter Herr e qualche gnaedige Frau si mettessero a chiacchierare sui suoi dotti contrappunti: sì, nella Serenata op. 16 i dotti contrappunti ci sono, e se nel primo tempo riempiono l'intero Sviluppo, nel terzo si rifanno addirittura a Bach: modello (anche melodico) la celebre Passaeaglia in Do minore.
Ci si chiederà a questo punto se da questa serenata venga fuori non dico la sera o la notte, ma la generica tipologia delle musiche da intrattenimento. Si era ad Amburgo, non a Salisburgo o a Vienna, e lassù, tra i Frisoni, la sera, la notte, e anche il "divertimento" erano diciamo così - meno frivoli... La serenata continua a chiamarsi serenata, ma un conto è pensare, per esempio, ai cavalli di una carrozza, un conto è contare i cavalli (a vapore) di un'automobile...
Si diceva della notte, dell'amore e dell'omaggio: Britten recupera con la sua Serenata (op. 31) queste dimensioni, riproponendo anche l'uso della voce. Del musicista inglese si usa parlare in termini di "eclettismo", parola che di solito non promette niente di buono, richiamando una specie di piccolo cabotaggio lungo i lidi della grande e originale creatività. "Dopo tutto sembrano volerci dire i petits maftres - i Massimi Sistemi, specialmente in epoche di crisi, si contraddicono o si equivalgono, presentando ciascuno deficienze e unilateralità. Noi, con la nostra civilissima mediazione, cerchiamo di conciliarli, di attenuarne le inamabili punte, che tra l'Equatore e il Polo Nord ci sono pure regioni di più tranquilla vivibilità".
... Eclettici furono quei filosofi che accolsero, accomodandole un poco, le idee di Platone e quelle di Aristotele; eclettico fu Cicerone; eclettico il grande Leibniz (che sosteneva come in tutto e in tutti sia possibile trovare qualche ragione): perche non lo potrebbero essere anche i musicisti, a patto s'intende di mantenersi ai livelli ottimali di un Britten? ...
Composta nel 1943, la Serenata si vale di testi illustri: Cotton, Anon, Ben Jonson (l'Hymn to Diane dà luogo a un'Aria di agilità di raffinatissimo manierismo dove il tenore Britten amava i tenori - può sfoggiare la sua bravura), e poi Tennyson, Blake, Keats (col bellissimo sonetto O soft embalmer of the stili midnight). Oopo le notti mitteleuropee, eleganti e malinconiche o sofisticate, una brusca conversione geografica e psicologica. De Falla ci conduce nelle notti di Spagna: non quelle cariche di densi profumi e di languori, ma quelle popolate (come in Goya) da streghe e da incubi.
La Spagna: patria ideale di una quantità incredibile di capolavori (Mozart, Rossini, Verdi, Bizet, vi accesero le loro più fervide fantasie, e cariche di seduzione risuonano alle nostre orecchie le atmosfere iberiche di Debussy e di Ravel), eppure musicalmente un po' appartata dal resto dell'Europa, per secoli interamente dominata dalla triplice e invincibile potenza italo-francogermanica...
Fu De Falla a portare la Spagna dentro il rinnovato equilibrio della fioritura novecentesca, nel quale irruppero prepotenti anche altre nazioni più o meno periferiche: la Russia di Stravinskij e dei Ballets Russes, l'Ungheria di Bartòk e di Kodàly. Preceduto forse solo da Albeniz, De Falla accreditò in una temperie culturale estremamente agguerrita lo spirito della sua terra, sempre un po' bloccato (e in parte lo è ancora oggi) su certe esuberanze convenzionali e coloristiche pericolosamente inclinate sul dato folcloristico. Il maestro andai uso filtrò questo patrimonio innestandolo, senza tradirlo, nel linguaggio dell'Europa moderna, dandoci altre immagini che non quelle stereotipe della nacchera, del flamenco e della rosa eternamente rossa...
La danzatrice Pastora Imperio lo aveva pregato (nel 1915) di una canzone e di una danza, e il maestro scrisse per lei un "balletto gitano", il primo EI amor brujo per canto e dodici soli strumenti. L'anno appresso De Falla riscrisse la partitura alla grande (orchestra e voci): quella (balletto o suite) universalmente nota. L'Autunno Musicale ci farà ascoltare la prima versione, che sarà eseguita in forma di concerto, il16 settembre, da Carme - Società Italiana di Musica da Camera.