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"Presentazione"


Presentazione 1980

La voce è un po’ il motivo conduttore della quattordicesima edizione dell”’Autunno Musicale”. Non solo perchè c’è un ciclo apposito, forse il più nutrito e impegnativo, che le è riservato, ma perchè la voce si incontra, e ha funzioni portanti, in quasi tutti gli altri. La troviamo nel ciclo dedicato al Futurismo, in quanto strumento futuri bile come pochi, adatto a seguire le sperimentazioni (non molto feconde però) degli esploratori dimicrointervalli e anche quelle di chi cercava di emancipare il rumore, come i nostri misconosciuti pionieri Russolo e Pratella.
La voce è presente, come naturale, nel tradizionale incontro con l’ispirazione religiosa. Traduce in musica i testi che raccontano la Passione, siano essi evangelici o parafrasi altomedioevali o raffinati esercizi letterari (il parametastasiano libretto di Pallavicino, per l’oratorio di Hasse).
Furono le arie di Metastasio - e dunque ancora la voce - a consentire a Mozart di conquistare Milano, di avere commissione di lavori teatrali, di imparare nuove tecniche strumentali e di passare di colpo nella maturità. Tre città grandi, Napoli, Buenos Aires, Parigi, fra Ottocento e Novecento; tre modi peculiari di cantare. E ancora la voce troviamo nel ciclo francese, con un bel concerto in cui i Sei collaborano col mentore Cocteau nella stesura di chansons-manifesto.
Restano altri due cicli, a fare da eccezione:sonate di Brahms, una trilogia pianistica. Sono atti dovuti. Però la voce si trova nel programma di “Lario Musica”, in musiche che vengono dalle Americhe coloniali e indipendenti, e dalla penisola scandinava e dalle isole britanniche. La voce, dunque, come possibile chiave per una lettura trasversale dell”’Autunno Musicale” di quest’anno.
O, forse, un “Autunno” a struttura matriciale, dove i possibili modi di canto fanno da righe e gli otto cicli delle proposte da colonne (portanti?).
Oppure: “Autunno” come area multivalente, dove la rilettura sperimentale del programma è - da sempre - una regola del gioco.