Stampa  English version
Home > Archivio > 22. Autunno Musicale 1988 > "Cortese civiltą del lago"

""Cortese civiltą del lago""

CORTESE CIVILTÀ DI LAGO

In queste terre che girano intorno al lago insiste un'eco di civiltà" (..). "Già il paesaggio, del resto è civile in ogni suo tratto, e si distingue da ogni altro per un'aria di cultura cortese"(.. .). "Non c'è viottolo che salga ai monti, albero antico che non respiri quest'aria, intrisa d'una luce ora limpidamente neoclassica, ora malinconicamente romantica". (Alberto Vigevani)

Un'atmosfera così particolare non passò invano sulle genti e di tutto rispetto è il contributo dato dalla terra comasca alla cultura.
Le personalità scientifiche comasche sono del più alto valore, e si passa dal naturalista Plinio il Vecchio, nato a Como nel 23 d. C. e morto nel 79 durante la famosa eruzione del Vesuvio, a Andrea Aleiato, insigne giureconsulto nato a Alzate Brianza nel 1492 e morto a Pavia nel 1550, al sommo fisico Alessadro Volta, inventore della pila elettrica, nato a Como nel 1745 e morto pure a Como nel 1827; dal geologo e naturalista Antonio Stoppani, nato a Lecco nel 1824 e morto a Milano nel 1891, al biologo Giovanni Battista Grassi, il debellatore della malaria, nato a Rovellasca nel 1854 e morto a Roma nel 1925.
Nel campo religioso i comaschi possono allineare vari Santi e numerosi Beati e Venerabili. Fra i Santi degno di citazione è Arialdo da Cucciago che, nato verso il 1010, fu diacono della Chiesa ambrosiana e come valoroso predicatore lottò a lungo contro la dissoluzione del clero e contro la simonia, fino a venire torturato a morte guadagnandosi la palma del martirio il 28 giugno 1066 presso Angera a opera di due preti milanesi. Un altro è San Miro, l'eremita di Canzo dove nacque nel 1336, che attraversò miracolosamente il Lario sul proprio mantello per recarsi a evangelizzare l'alto lago dove morì da grande anacoreta il 9 maggio 1381. Fra i Beati i più noti sono Maddalena Albrici, nata a Como nel 1400 e morta a Brunate nel 1455, il minore osservante Michele Carcano, nato presso Lomazzo verso il 1420, fondatore dell'Ospedale di Sant'Anna a Como, e morto a Lodi il 15 ottobre 1485, papa Innocenzo XI Odescalchi, innalzato agli altari nel 1657, e infine don Luigi Guanella, comasco per adozione e per ragioni di diocesi, e beatificato nel 1964. Ma la terra comasca ha dato anche numerose illustri e benemerite personalità ecclesiastiche fra le quali va citato Ariberto da Intimiano (970-1045) che fu arcivescovo di Milano in tempi quanto mai burrascosi; Paolo Giovio (1483 - Firenze 1552) che fu vescovo di Nocera, storico e insigne raccoglitore di arte e di storia; Tolomeo Gallio (1526-1607), il famoso "cardinale di Como" che ebbe una parte attivissima nella politica vaticana sotto vari pontefici; e monsignor Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905) che tanto si dedicò alla assistenza dei nostri lavoratori all'estero da meritarsi l'appellativo di "Vescovo degli emigranti" e che fu vescovo di Piacenza; e infine deve essere ricordato il secondo, dopo Innocenzo XI, papa comasco e cioè Clemente XIII Rezzonico, nato a Venezia da genitori comaschi nel 1693 e morto a Roma nel 1769.
Fra i grandi letterati comaschi si presenta la figura di Plinio il Giovane, avvocato e uomo politico oltreché insigne poligrafo, nato a Como nel 63 d.C. e morto in Bitinia nel 113. Possono quindi essere citati Giuseppe Parini, sommo poeta satirico nato a Bosisio nel 1729 e morto a Milano nel 1799; lo storico Cesare Cantù, nato a Brivio nel 1804 e morto a Milano nel 1896; Tommaso Grossi, scrittore e romanziere nato a Bellano nel 1790 e morto a Milano nel 1853, autore di quel "Marco Visconti" che si legge ancora con interesse; Antonio Ghislanzoni, scrittore e poeta autore del libretto di "Aida" per Giuseppe Verdi, nato a Lecco nel 1824 e morto a Caprino Bergamasco nel 1893; Gian Pietro Lucini, nato a Milano nel 1867 ma vissuto e morto a Breglia nel 1914; Massimo Bontempelli, scrittore, drammaturgo e romanziere nato a Como nel 1876 e morto a Roma nel 1960; Mario Cermenati, nato a Lecco nel 1868 e morto a Castelgandolfo nel 1924, fondatore dell'Istituto di studi leonardeschi e insigne studioso, deputato al Parlamento; senza contare l'avventuroso scrittore e viaggiatore Arnaldo Cipolla, il letterato Carlo Linati e altri valenti scrittori di fama più che nazionale.
Per il campo artistico balza in tutta evidenza il fenomeno dei Maestri Comacini che, con le sue diramazioni di Campionesi, Intelvesi eccetera, si protrarrà per qualche secolo per darci prima gli Antèlami e poi le vere dinastie dei Bregno, scultori e architetti da Osteno, dei Carloni pittori architetti e stuccatori da Scaria Intelvi, Ercole Ferrata scultore da Pellio Inferiore, e altri. Come non possono essere trascurati Marco da Oggiono, il pittore allievo di Leonardo da Vinci e, in tempi più recenti, Antonio Sant'Elia, fondatore della moderna architettura, nato a Como nel 1888 e morto in guerra nel 1916, e il pittore Ugo Bernasconi, vissuto e morto a Cantù nel 1960. E ancora, su altri fronti culturali, Carlo Dossi, esponente della Scapigliatura milanese.
Per il campo militare e politico, ecco il generale garibaldino Giuseppe Sirtori, nato nel 1813 a Casatenovo e morto a Roma nel 1874, deputato nel primo Parlamento italiano; Aurelio Bianchi Giovini, giornalista e fondatore di giornali, deputato, nato a Como nel 1799 e morto a Napoli nel 1862; Paolo Carcano, nato a Como nel 1843 e morto pure a Como nel 1918, più volte ministro in vari dicasteri; Luigi Dottesio, martire della indipendenza italiana, nato a Como nel 1814 e impiccato dagli austriaci a Venezia nel 1851; Giulio Rubini, nato a Dongo nel 1844 e morto a Milano nel 1917 dopo essere stato più volte ministro; e infine Filippo Turati, nato a Canzo nel 1857 e morto a Parigi nel 1932, tipica personificazione del socialista puro e idealista, fondatore del Partito Socialista Italiano. (Enrico Lecci).
Alla "cortese civiltà" hanno poi contribuito gli infiniti apporti di quei grandi che alla terra lariana hanno ricorso per la loro opera e che la terra lariana ha generosamente ricompensato, con spunti sempre fecondi e di ciò fanno fede molte pagine della narrativa italiana fra Ottocento e Novecento: passano sulle sue rive Stendhal, Byron, Foscolo e Monti e, come di riflesso, tutta l'"intellighenzia" italiana ed europea orbitante attorno a Milano.

Passano Balzac e Liszt, Hugo e Gide e le loro lettere e i diari di viaggio sono un continuo omaggio alla bellissima terra. Ma ci sono anche  Liszt e Wagner, e personaggi che incidono sul tessuto internazionale quali la dinastia dei Brentano, gli Artaria o Carpani  tanto per citarne alcuni.
Attenti ed eccezionali "soggiornanti" non dimenticheranno di guardare con occhio critico e curioso alla tradizione musicale del comasco, le cui sponde, come spesso scrivono, già trasudano musica. Del Teatro Sociale, in passato fulcro della tradizione musicale comasca, Stendhal scriverà con ammirazione, definendolo "plus beau qu'aucun de ceux de Paris", registrandone spesso gli echi di spettacoli e stagioni e giungendo alla considerazione (citata in italiano nel testo) che anche per Como poteva ben dirsi che "la pianta uomo nasce più robusta qui che altrove".
È troppo pensare che questa "preziosa aria di cultura" discesa "giù per li rami", sia arrivata fino ai giorni dell'Autunno Musicale? Forse le sue 45 edizioni sono già una risposta esauriente.